apr
30
Lavasciuga e asciugatrici
aprile 30, 2007 | Commenta
Una lavasciuga costituisce la perfetta soluzione ai problemi di coloro che non hanno tempo o spazio per stendere il bucato, o vivono in città dove lo smog sporcherebbe i panni stesi o hanno a che fare con rigidi regolamenti condominiali.
La macchina, unendo le funzioni di lavaggio e asciugatura consente di risolvere il
problema senza richiedere altro spazio rispetto a quello occupato da una lavatrice. Naturalmente l’acquisto di questo elettrodomestico deve tener conto dei maggiori costi dovuti al maggior consumo di elettricità ed acqua. Inoltre, per un cestello avente la capienza di 5 kg, la lavasciuga è in grado di effettuare l’asciugatura di metà carico di bucato, per cui andranno effettuati due cicli.
Le asciugatrici, invece, non consumano acqua, ma solo elettricità, e funzionano a pieno carico, ma necessitano di maggior spazio per essere installate, anche se questo problema può essere ovviato con l’installazione a colonna.
Le asciugatrici, come le lavatrici, possono essere a carica frontale o dall’alto. Si distinguono, in base al funzionamento, tra quelle a condensazione e quelle ad evacuazione. Il principio di partenza è lo stesso: l’aria fredda aspirata dall’esterno viene riscaldata da una resistenza e convogliata sulla biancheria da asciugare. Ma, mentre nelle asciugatrici a condensa il condensatore trasforma l’umidità residua dalla biancheria in acqua e la convoglia in una tanica di raccolta, in quelle ad espulsione il vapore acqueo viene emesso direttamente all’esterno, quindi risulta necessario collegarlo a un condotto di scarico mediante un tubo flessibile.
Gli apparecchi di ultima generazione sono molto sofisticati dal punto di vista tecnologico, per cui sono dotati di particolari sensori che riconoscono il grado di umidità della biancheria e consentono di limitare gli sprechi di energia necessaria ad asciugarla.
Inoltre presentano il tasto antipiega, che permette, attraverso l’immissione di aria fredda a fine ciclo, di semplificare la stiratura.
Si consiglia, per finire, di controllare l’etichetta energetica dell’elettrodomestico prima dell’acquisto, per verificarne la classe di consumo, nonché la presenza dei marchi IMQ e CE che ne certificano la sicurezza.
Per maggiori informazioni su articoli e prezzi contattare: Candy, Electrolux, Bosch
Arch. Carmen Granata
apr
27
La caldaia a condensazione
aprile 27, 2007 | 36 Commenti
La finanziaria 2007 prevede diverse forme di incentivazione per favorire il risparmio energetico. Tra queste, la detrazione del 55% dalla propria dichiarazione dei redditi per alcune categorie di opere edili, come la sostituzione delle vecchie caldaie con i nuovi modelli a condensazione. In pratica sarà possibile sottrarre alle imposte sul reddito una parte consistente delle spese sostenute per tali lavori. Vale quindi la pena conoscere quali sono le caratteristiche di questa tecnologia, per valutare l’opportunità di sostituire la caldaia della propria abitazione, se obsoleta.
Le caldaie permettono la combustione del gas naturale, che genera calore e riscalda un fluido termovettore (acqua o aria) che lo trasferisce all’ambiente, attraverso l’impianto. Una caldaia è tanto più efficiente dal punto di vista energetico, quanto più grande è la quantità di calore che viene trasmessa al fluido.
Nelle caldaie tradizionali i bruciatori espellono una grande quantità di fumi prodotti dalla combustione, che inquinano e fuoriescono a temperature molto alte, disperdendo una gran quantità di calore residuo. In pratica l’impianto potrà usufruire solo dell’85% del calore generato, ottenendo così un rendimento basso.
Nelle caldaie a condensazione, invece, il calore latente presente nei fumi, prima di essere espulso viene convogliato in uno scambiatore di calore, all’interno del quale il vapore acqueo condensa quando viene raffreddato ad un valore termico detto temperatura di rugiada, per cui fuoriesce a temperature molto più basse, permettendo di recuperare una parte del calore residuo.
Attraverso questo tipo di tecnologia si riesce ad ottenere un risparmio di energia di ca. il 16-17%, che però può arrivare fino al 30% in quegli impianti di riscaldamento che funzionano a basse temperature, come quello a pannelli radianti.
Bisogna però precisare che le caldaie a condensazione sono molto più costose di quelle
tradizionali ed è per questo che, per incrementarne l’uso, è stata studiata questa forma di incentivazione. Quindi per valutare se tale investimento potrà essere opportuno in sede di ristrutturazione del proprio immobile, bisognerà sommare i rimborsi ottenuti grazie agli incentivi, al risparmio annuale che si otterrà in bolletta con il minor consumo. E non dimenticare che si contribuirà in questo modo anche alla riduzione dell’inquinamento atmosferico.
Per maggiori informazioni su articoli e prezzi contattare: Chaffoteaux & Maury, Vaillant, Junkers
Arch. Carmen Granata
apr
24
Scale per interni
aprile 24, 2007 | Commenta
Avere una casa distribuita su due piani può essere esteticamente gradevole, ma può essere scomodo dal punto di vista funzionale, se non si pone particolare attenzione alla progettazione dell’elemento di collegamento tra i piani: la scala.
Innanzitutto è bene conoscere quali sono le parti che compongono una scala: la rampa è formata dai gradini e può essere piana o elicoidale. Affinché la scala sia comoda dovrebbe avere al massimo 12 gradini, altrimenti andrebbe divisa in più rampe e intervallata da un pianerottolo.
I gradini sono costituiti da una serie di ripiani orizzontali detti pedate, posti a quote via via crescenti e dallo spazio verticale tra due pedate, detto alzata.
Per dimensionare una scala si tiene conto del rapporto che si ottiene dalla formula usata dai progettisti: 2 alzate + 1 pedata = 64. La misura ideale viene considerata quella avente alzata pari a 17 cm e pedata pari a 30 cm, ma le dimensioni possono variare in funzione del dislivello da superare e dell’ingombro che la scala può occupare. Va detto comunque che quanto più tali dimensioni si discostano da questi valori, tanto meno la scala risulterà comoda.
Dal punto di vista strutturale la scala può essere in legno, in metallo o in muratura.
La scala in legno è tipicamente adatta per gli interni, perché all’esterno risulterebbe di difficile manutenzione. Il legno può essere usato solo per formare o rivestire gradini in metallo, o per realizzare completamente la struttura e si adatta particolarmente agli ambienti rustici. Le essenze più indicate per questo uso sono rovere, noce, castagno, faggio, quercia.
La scala in metallo può essere realizzata interamente con questo materiale, o avere i gradini in altri materiali tra cui, come abbiamo visto, il legno.
La scala in muratura viene realizzata in genere quando la casa è in costruzione, con i gradini o la soletta che li sorregge, incastrati nella muratura o nelle travi perimetrali da un lato, e dall’altro liberi. Per il rivestimento dei gradini i materiali più usati sono il legno, il cotto e il marmo. Mentre i rivestimenti in legno e cotto vanno acquistati pronti per la posa direttamente dai produttori, il marmo deve essere tagliato su misura e rifinito con il tipo di lavorazione prescelto.
La scala a chiocciola risulta la soluzione più adeguata per spazi particolarmente ridotti. Costituita da un montante centrale, avente funzione portante, e da una serie di gradini a ventaglio, può essere a pianta circolare o quadrata.
Per completare, va scelto il parapetto: chiuso in muratura o con un pannello in vetro, o aperto con bacchette in metallo o tubolari, l’importante è che sia sicuro. Nel caso del vetro si deve scegliere quello antisfondamento, nel caso di profilati metallici la distanza tra gli elementi non deve essere superiore a 10 cm. Il corrimano, anche in materiale diverso dal parapetto, deve risultare gradevole al tatto e facilitare l’appoggio.
Per maggiori informazioni su articoli e prezzi contattare: Rintal, Edilco, Beltrami
Arch. Carmen Granata
apr
23
Il Conto Energia
aprile 23, 2007 | 2 Commenti
La necessità di predisporre delle soluzioni concrete contro l’inquinamento e i cambiamenti climatici, ha spinto la Comunità Europea ad emettere delle direttive affinché i governi incentivino la produzione di energia “pulita” prodotta dalle fonti rinnovabili, come si può fare attraverso l’uso di impianti fotovoltaici. Infatti queste tecnologie sono ancora piuttosto costose, per questo motivo si è pensato di favorirne la diffusione per mezzo di aiuti economici.
In passato il governo italiano ha promosso l’uso degli impianti fotovoltaici attraverso la concessione di un contributo economico a chi intendesse realizzarne uno. Dal 2005, invece, è cambiata la modalità di erogazione dei contributi, ed è entrato in vigore anche da noi il cosiddetto Conto Energia, già sperimentato in altri paesi europei.
Ma cos’è il Conto Energia? E’ l’acquisto da parte del Gestore della rete elettrica dell’energia prodotta con i pannelli solari. Quindi attraverso il Conto Energia l’utente non è più solo consumatore, ma anche produttore dell’energia. Inoltre chi compie la scelta del fotovoltaico non solo non pagherà la corrente che consuma, ma riceverà un contributo per tutta quella prodotta, e questo per i prossimi 20 anni, ammortizzando così anche il costo dell’impianto.
Possono beneficiare di queste tariffe sia i privati cittadini che le aziende, e gli incentivi saranno riconosciuti sia per l’energia prodotta per il proprio consumo, sia per quella prodotta in eccesso e ceduta al gestore della rete nazionale.
Il prezzo pagato per ogni kilowatt/ore prodotto, in base al provvedimento, sarà superiore a quello di mercato. Le tariffe variano a seconda della dimensione e del tipo di impianto. Il pagamento verrà effettuato mensilmente a partire dal momento in cui l’ammontare supererà i 250€ per gli impianti fino a 20 kW e i 500€ per quelli superiori.
Le domande vanno presentate secondo lo schema previsto dall’allegato al decreto dei Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, nell’ultimo mese di ogni trimestre e devono essere corredate dal progetto dell’impianto redatto da un professionista abilitato.
Per maggiori informazioni: www.casarinnovabile.it
Arch. Carmen Granata
apr
20
Scegliere il forno
aprile 20, 2007 | Commenta
Nel campo degli elettrodomestici, è oggi possibile scegliere dei forni tecnologicamente avanzati, che, grazie all’elettronica, offrono funzioni sempre più sofisticate.
Per scegliere il forno più adatto alle proprie esigenze, bisogna innanzitutto valutare la
proprie abitudini n cucina, nonché quelli che sono gli spazi a disposizione. Infatti, la misura standard è di 60 cm, ma è possibile trovarne di molto grandi, fino a 90 cm. Per i single, invece, esistono anche mini forni da 45 cm. Avendo un occhio al risparmio energetico, si possono utilizzare degli appositi separatori, grazie ai quali, pur in presenza di un forno grande, si utilizza solo una parte del vano cottura.
Il forno elettrico è costituito da una cavità interna detta muffola, chiusa da una porta. L’interno è riscaldato grazie a resistenze che trasformano l’energia in calore, e protetto da un sistema di isolamento e raffreddamento tale da impedire che il calore danneggi i mobili contigui. La porta deve avere inoltre, doppi o tripli vetri termorifflettenti, oppure un sistema di ventilazione nell’intercapedine tra i due vetri, in modo da raffreddarsi e non costituire pericolo per chi la tocca.
Il forno può essere statico o ventilato. Il primo presenta il funzionamento più semplice, consistente in una resistenza che riscalda la cavità e permette di cuocere a temperature diverse e regolabili. Il forno ventilato, invece, grazie al meccanismo della ventilazione fa sì che i cibi si possano cuocere uniformemente e in maniera più rapida. Questo tipo di forno presenta numerose funzioni, dalla possibilità di rosolare mediante una delle due resistenze (quella superiore o quella inferiore), alla cottura a vapore, al doppio grill a raggi infrarossi.
Tra le funzioni più sofisticate dei forni elettrici c’è la cottura a vapore, adatta a chi ama la cucina più salutare. Il vapore, a seconda dei modelli, viene convogliato all’interno della cavità, nella teglia o direttamente nell’alimento.
Un forno multifunzioni può presentare anche la cottura a microonde in abbinamento a quella tradizionale, in modo da utilizzarla per preparazioni più rapide o per poter grigliare a fine cottura.
Nelle cucine tradizionali il forno veniva installato al di sotto del piano cottura, in modo da
avere tutte le funzioni concentrate in un unico punto. Oggi si preferisce spesso installarli in apposite colonne, all’altezza delle braccia, in modo da non doversi piegare e rendere meno faticose le operazioni.
Lo stile si adegua a quello della cucina: per cui troviamo modelli high tech, di design, moderni o anche quelli che si adattano a cucine classiche o rustiche, con oblò ovale e maniglie in ottone.
I forni con alimentazione a gas sono piuttosto sicuri, grazie alle valvole di sicurezza che interrompono l’erogazione in caso di spegnimento accidentale della fiamma. Dal punto di vista economico questo tipo di forno risulta vantaggioso perché diminuisce i consumi ed evita sovraccarichi sulla rete quando sono accesi altri elettrodomestici.
Per rendere i forni più semplici da pulire è stato inventato il sistema autopulente pirolitico. Consiste in un innalzamento della temperatura fino a far bruciare tutti i grassi residui che si sono depositati sulle pareti, polverizzandoli. Successivamente basterà passare un panno umido per completare la pulizia. In molti modelli il materiale che costituisce le pareti è smaltato e non poroso, in modo da evitare l’accumulo di grassi. Infine, alcuni forni hanno dei pannelli asportabili e lavabili comodamente all’esterno.
Per maggiori informazioni su articoli e prezzi contattare: Rex, Ariston, Whirlpool
Arch. Carmen Granata
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