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Scarti di lusso29 luglio 2012 | Commenta |
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Di primo acchito, riciclo e moda, non sembrano andare d’accordo. Ma le materie prime vengono pagate e alle aziende costa non poco il ritiro degli scarti. In termini poi di ecosostenibilità, evitare gli sprechi e immettere di nuovo sul mercato materiali altrimenti persi, è qualcosa di molto positivo. Non solo per l’economia.
In realtà, negli ultimi tempi, sembra che le iniziative a riguardo si moltiplichino, mixando piacevolmente la sperimentazione tipica del design più innovativo e la creatività dell’ambiente fashion.
Ne sono un esempio le iniziative proposte dalla casa di moda Fendi, partite qualche anno fa con Craft Punk, curato da Ambra Medda e incentrato sulla cultura del riciclo di lusso con i materiali di scarto, come i pellami pregiati.
Questa volta però è il turno di FormaFantasma, il duo, con sede ad Eindhoven, composto da Andrea Trimarchi e Simone Farresin, particolarmente abili nella sperimentazione materica, che per Designmiami, lo scorso giugno a Basilea, hanno proposto Craftica, un progetto raffinato ed elegante, nato dal riutilizzo di pellame lavorato a mano, ottenuto dagli scarti di lavorazione della casa di moda.
Un’esplorazione tattile e visiva del cuoio, che si mischia ad altri tipi di pelli e scaglie di pesci, ottenuti dagli scarti dell’industria alimentare, o anche pelli vegetali, ricavate dalla lavorazione di corteccia e sughero. Questi materiali sono stati poi rielaborati e uniti ad altri, come marmo, metallo e legno, o di origine naturale, come spugne, coltivate in fattorie marine.
Tra gli oggetti in mostra, arredi, ma anche strumenti di lavorazione. Lampade, divisori e sgabelli in più versioni. Ma anche maschere e disegni su carta pergamena, ottenuta dalla lavorazione della pelle di capra.
Ma non solo FormaFantasma nell’ambito degli scarti di lusso. Anche personaggi del calibro dei fratelli Campana si sono dati al riciclo chic. I designer e architetti brasiliani, con sede a San Paulo in Brasile, sono da sempre specializzati nel riciclo creativo portando inventiva e sperimentazione, al limite dell’arte.
Anche loro hanno dedicato una parte del loro lavoro al recupero e al riuso degli scarti produttivi, cercando di ridare una seconda possibilità a pellame, legno e plastica.
Nello specifico oggi faccio riferimento alla pelle di struzzo, utilizzata dai due progettisti per la collezione di arredi firmata dall’azienda sudafricana Klein Karoo: sgabelli, tavolini, cachepot, collane, elementi e accessori del quotidiano, declinati in 10 pezzi, tutti realizzati in pelle di struzzo, un materiale molto versatile e dalle infinite possibilità di applicazione, nonostante le grandi difficoltà di lavorazione. Gli oggetti sono stati presentati al Salone del Mobile del 2011 e messi successivamente all’asta, per devolvere l’incasso ad un’istituzione non-profit con sede in Africa.
Oltre a iniziative benefiche e mostre, in realtà esistono anche esempio di persone che dagli scarti di lusso, ne hanno anche ricavato un vero e proprio business nel settore moda. Sto parlando di Antonio Sotgiu, e della sua collezione di abiti, ottenuta dalla lavorazione di tessuti di scarto.
Antonio ha fondato anche l’Atelier del riciclo, la boutique dedicata al baratto e allo scambio di accessori ed abiti moda; qui, oltre agli swap parties, si pratica anche la Wardrobe Refashion, un modo chic per stravolgere con fantasia un vecchio abito o un capo d’abbigliamento che non usiamo, per ricavarne qualcosa di nuovo e inconsueto.
Tag: ambiente, architetti, azienda, ecosostenibili, ecosostenibilità, lavorazione, lavori, materiale, mobile, oggetti, recupero, riciclo, riuso, sperimentazione, tessuti, vegetali