Colore in casa

20 giugno 2012 | Commenta

arch. Nora Santonastaso
arch. Nora Santonastaso

Facciate in centro storicoQuelli di voi che abitano nelle grandi città sono purtroppo abituati (come me, del resto) alla percezione di periferie urbane piuttosto spoglie, nelle quali le quinte stradali, formate dalla successione continua di facciate di edifici non caratterizzati, determinano un anonimato piuttosto deprimente e poco stimolante.

 

Sarebbe importante, invece, che la percezione del bello, fattore che si tiene in gran considerazione quando si riprogettano gli ambienti interni della propria abitazione, venisse esteso anche agli spazi esterni pubblici.

 

In molti paesi europei la cura del dettaglio riveste elementi che abbracciano l’arredo urbano (panchine, attrezzature per il gioco dei bambini, pensiline per l’attesa dei mezzi di trasporto pubblico) come le caratteristiche del singolo edificio, quando sono impattanti sull’organizzazione spaziale e percettiva dei luoghi urbani.

 

Facciate in periferiaIn alcune città è vigente il cosiddetto Piano del Colore, strumento urbanistico che ha il compito di dare direttive specifiche sulle operazioni di coloritura, pulitura e restauro delle facciate degli edifici ricadenti nel centro storico.

 

Il fine è quello di salvaguardare, per quanto possibile, il patrimonio di interesse architettonico e di rendere leggibili, in armoniosa alternanza, i diversi caratteri che accompagnano l’evoluzione della città.

 

In Italia la tinta che rifinisce gli intonaci nelle facciate è spesso declinata in colori che richiamano quelli delle pietre naturali, dei marmi o dei laterizi, materiali con i quali abbiamo familiarità fin dall’infanzia perché indissolubilmente legati alle tecniche costruttive locali.

 

Case di BuranoEcco quindi che un colore pieno e intenso, un giallo sole, un turchese, un verde smeraldo, balza subito all’occhio quando ne vediamo, fin da lontano, il balenare da un fitto susseguirsi di edifici caratterizzati da toni neutri e un po’ anonimi.

 

È proprio per combattere l’anonimato e rendere riconoscibile al pescatore, anche attraverso la fitta nebbia lagunare, la sua casa lontana, che nella veneziana isola di Burano si è sviluppata fin dall’antichità un’intensa passione per il colore.

 

Come frammenti gioiosi e orgogliosi della propria individualità, le facciate di Burano si riflettono nell’acqua morbidamente mossa dei canali e offrono la loro magia centenaria, ogni anno, alle migliaia di scatti di fotografi curiosi di tutto il mondo.

 

RossoRubare un po’ di questo incanto e cercare di trasporlo alla nostra quotidianità, a volte grigia e stanca, può solo farci bene.

 

Chi ha già optato per un colore pieno e intenso all’interno della propria abitazione, conosce bene il risvolto terapeutico della questione e credo che, se interpellato, non farebbe fatica a consigliarlo ad altri.

 

Sulla scia degli studi condotti dal tedesco Rudolf Steiner negli anni a cavallo tra ‘800 e ‘900 si sono sviluppate interessanti teorie che mirano ad associare ciascun colore a un tipo di attività e, dunque, al luogo nel quale essa viene esercitata.

 

AzzurroCome il rosso, stimolante ed energetico, si dimostra perfetto per abbattere la fatica, favorire il lavoro e facilitare il giudizio; così l’azzurro può accompagnare il tranquillo riposo serale e notturno; e così ancora il magenta (un rosa intenso) invita alla compagnia degli amici, generando gioia e voglia di condividere.

 

A sorpresa è proprio la tinteggiatura bianca, così diffusa negli interni delle nostre case sotto il segno della facilità di esecuzione e della rapidità di ritocco, a essere poco adatta agli ambienti domestici.

 

Chi studia il colore a livello scientifico ne denuncia l’esagerata purezza, l’assolutezza che sembra quasi dichiarare la mancanza di volontà nel condurre esperienze, l’isolamento, la negazione.

 

Chi proprio non può rinunciare al bianco dovrà mediarne la durezza con quadri, arredi e piante che ne intacchino l’originario essere immacolato.      

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