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Sedie di Ungers1 febbraio 2012 | Commenta |
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O.M.U. Basta questo acronimo per segnalare agli addetti ai lavori (e a qualche appassionato) la firma inequivocabilmente riconoscibile di un maestro dell’architettura e del design contemporaneo: Oscar Mathias Ungers. Architetto tedesco di nascita, prestò la sua competenza e il suo rigore professionale alla formazione di giovani designer nelle più prestigiose università americane tra gli anni ’60 e ’70.
Tornò in patria nel 1976, dando il via a una serie di progetti e realizzazioni che lo consacrarono come una delle menti più brillanti e produttive della sua epoca. Tra questi cito, a titolo informativo, il Museo di Arte Contemporanea di Amburgo, il Museo di Architettura Tedesca a Francoforte e l’Istituto Alfred Wegener a Bremerhaven.
A poco più di quattro anni dalla morte, avvenuta alla fine di settembre 2007, Brunner festeggia il decennale della sedia sviluppata e prodotta con la sua collaborazione: la Ungers, per l’appunto. Capolavoro di linearità e di potenza espressiva data dall’armonica combinazione tra le parti, l’arredo si impone alla vista solo in modo discreto ed elegantemente distaccato, nell’ambiente domestico come nel contract.
Perfettamente ingabbiata in un parallelepipedo, esce dal suo schema geometrico perfetto solo con la linea leggermente inclinata e curvata dello schienale, imbottito e foderato in tessuto come la seduta.
Maneggevole, disinvolta e impilabile, è anche leggera grazie al legno lamellare che ne costituisce il telaio, innovativo rispetto al progetto iniziale che prevedeva una pesante e poco attuale struttura in acciaio.
Ha qualche anno in più (è del 1988) la sedia Leonard disegnata da Ungers per Draenert, altra azienda tedesca leader nel settore del design e dell’arredo d’autore. Anche qui faggio massiccio trattato con vernice atossica nera e linee pulite e decise costituiscono il leitmotiv d’insieme, sempre riconoscibile ed espresso senza compromessi, cristallino come un teorema.
Unica evidente differenza: la linea curva netta che definisce lo schienale, tesa ad abbracciare il lettore accomodatosi alla Baden State Library, edificio per il quale la seduta fu espressamente progettata.
Per la stessa casa produttrice non possiamo poi dimenticare la x1 che, riunita in alcuni esemplari, rappresenta il necessario complemento al tavolo x2, scenografico quanto rigoroso ed essenziale, quasi una scultura d’arredamento che non ha bisogno di nient’altro se non di un soggiorno / palcoscenico abbastanza ampio per poterla ammirare nella sua unicità.
La compattezza non rinuncia alla funzionalità e, mentre l’accostamento tra le sedie avviene efficacemente grazie alla perfetta perpendicolarità dei diversi elementi, la modernità dell’utilizzo sta tutta nell’intaglio anatomicamente arrotondato scavato nello schienale.
Chiudiamo con due ultime dichiarazioni di fedeltà alla geometria e ai volumi semplici che non ammettono mezze misure: le poltroncine Cubo e Sfera di Sawaya & Moroni, compatte e inquadrate in un volume regolare di 69 cm di lato. Da accostare in serie e raggruppare per creare aree di conversazione, hanno struttura in multistrato ed essenza di ciliegio con intarsi in legno ebanizzato.
I cuscini, rivestiti in pelle o cinque tipi di tessuto, sono rimovibili e, nel creare il comfort di seduta, non rinnegano l’immagine complessiva dell’insieme, nel quale si integrano perfettamente. Unico neo: il prezzo veramente poco accessibile, intorno ai 4.000 euro a pezzo, giustificato dall’unicità di design e mano creatrice.
Per ulteriori informazioni è possibile consultare i siti:
Tag:architetto, architettura, arredo, contemporanea, design contemporaneo, designer, essenziale, funzionalità, impilabile, innovativo, leggera, legno, linearità, linee pulite, multistrato, parallelepipedo, perfetta, poltroncine, progetto, schienale, scultura, seduta, tessuto, ungers, volume, volumi

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