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Porta bicicletta da appartamento3 febbraio 2012 | Commenta |
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Con i prezzi dei carburanti alle stelle diventa indispensabile, per qualcuno di noi, prevedere l’utilizzo di un mezzo di trasporto alternativo, meno incisivo sul già (ampiamente) saccheggiato portafoglio da inizio anno e, perché no, anche meno inquinante.
Unire a questa necessità il piacere e la sensazione di benessere originati da una bella pedalata in bicicletta diventa quindi un passo quasi obbligato, a meno di non dare la propria preferenza ai trasporti pubblici locali. Un conto è però avere la libertà di muoversi senza limiti di orario, un conto è rispettare le tabelle di marcia di bus e metropolitane.
In molti piccoli centri e nelle città di medie dimensioni, specie al centro e al nord Italia, la rete dei percorsi ciclabili appare già ampiamente collaudata e sfruttata. Il problema è la situazione delle grandi città. Non conosco quella milanese ma posso immaginare che, giocando a suo favore anche la conformazione del territorio per buona parte pianeggiante, la possibilità di estendervi una rete studiata appositamente per le due ruote sia molto superiore che a Roma.
Nella Città Eterna l’uso della bicicletta a fini non turistici non è ancora molto diffuso ma c’è da augurarsi che lo sarà nel prossimo futuro e non solo come inevitabile risposta alla crisi economica. Le piste dedicate a questo mezzo ecologico e salutare hanno ad oggi uno sviluppo concentrato per circa il 50% del totale lungo gli argini fluviali del Tevere e, se si escludono percorsi extraurbani di interesse turistico / naturalistico, il resto è davvero poca cosa.
Nel centro storico però, saliscendi dei sette colli permettendo, è attivo già da qualche tempo un interessante servizio di bike – sharing che ha visto, in tempi recenti, l’arricchimento della flotta con altri duecento nuovi esemplari. Punti di prelievo e riconsegna delle biciclette sono sparsi un po’ ovunque entro il perimetro delle mura cittadine e il costo del noleggio (che avviene tramite una tessera da attivare e ricaricare presso uno degli sportelli abilitati) è davvero contenuto: 50 centesimi ogni mezz’ora.
Fatta questa premessa c’è da scommettere che, tra i già numerosi problemi domestici che abbiamo da risolvere, ne spunterà presto uno nuovo di zecca: il ricovero notturno della bicicletta.
A meno di non avere la fortuna di disporre di un’apposita rastrelliera collocata in giardino, in garage o nel cortile condominiale, sarà necessario accollarsi il peso del veicolo sulle spalle e, varcata la soglia di casa, collocarlo in uno spazio appositamente predisposto, a prova di antiestetiche strisciate nere sulle pareti dell’ingresso o di un ingombro indesiderato e insostenibile per il nostro minuscolo due vani in centro città.
Per risolvere il problema si può trasporre all’arredamento un trucco sottratto al settore estetica / abbigliamento e cioè: quando si ha a che fare con un difetto (nel nostro caso un oggetto ingombrante e poco domestico) meglio metterlo in evidenza che tentare di occultarlo.
Via libera dunque a invenzioni come quelle di Ugo Fava e Tamasine Osher che, da due capi dell’Europa, arrivano a una contaminazione funzionale particolarmente interessante: rack per bicicletta + scaffale / contenitore.
Il primo disegna per BYografia di Buby Caimi una Bookbike, combinazione funzionale di un vano con gancio per l’alloggiamento della bici e di una serie di ripiani per riporre musica, libri, oggetti e attrezzature di uso quotidiano. La sua collocazione ideale è nelle immediate vicinanze della porta di casa, pronta a porgere il necessario per iniziare in velocità la giornata alla prima uscita mattutina: chiavi di casa, casco di protezione, documenti dell’ufficio e… mezzo di trasporto snello ed efficiente.
Considerato il carattere metropolitano dell’elemento è sicuramente da preferire la versione della struttura in grigio ferro antracite, da ancorare alla parete se si prevede una sollecitazione particolarmente impegnativa.
La proposta della designer londinese Osher, invece, è una versione ridotta della Bookbike e si chiama Pedal Pod. Si tratta di un insieme di ripiani e vani in noce che, come valore aggiunto, consente di appendere, in un apposito vano scanalato, la canna della bicicletta, rendendola parte integrante della composizione, anche formale, della parete.
L’idea è valida sotto due aspetti: primo, è poco ingombrante ed è utile; secondo: sdrammatizza la questione del dove la metto (la bicicletta) con la rivisitazione del classico mobile svuotatasche da ingresso, spesso poco integrato con il resto dell’arredamento e di scarsa qualità estetica.
Arriva dagli States un altro Bike Shelf in legno massiccio, questa volta dalle dimensioni ancora più contenute e nato dall’osservazione, da parte del suo progettista Chris Brigham, di come le biciclette vengono solitamente abbandonate, in casa di amici e parenti, accanto a mobili e pareti o, addirittura (orrore!), in balcone.
Acquistabile online, però, non brilla per economicità, soprattutto in relazione all’elevato costo previsto per la spedizione (110 dollari per i paesi europei occidentali). Nella versione frassino e noce è disponibile a 299 dollari, mentre le versioni personalizzate per dimensioni nelle due diverse finiture costano ben 349 dollari.
Se il prezzo elevato non vi ferma, sappiate che per acquistare questa mensola da bicicletta dovete andare sul sito di Knife & Saw, store dello stesso designer.
Per ulteriori informazioni è possibile consultare i siti:
Tag:balcone, bicicletta, book, casa, centro storico, contenitore, designer, ecologico, finiture, frassino, funzionale, legno, metropoli, mobile, parete, qualità, ripiani, sostenibile, uso

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