Il design italiano a teatro

13 febbraio 2011 | Commenta

Francesca Gobbo
Francesca Gobbo

Marco Zanuso, Achille Castiglioni, Vico Magistretti, Roberto Menghi, Ettore Sottsass e Vittoriano Viganò. Sono loro i protagonisti dello spettacolo Mani grandi, senza fine di Laura Curino, che l’11 febbraio ha inaugurato ufficialmente il Salone del Mobile.

A Milano, nella cornice del Piccolo Teatro Studio, che porta la firma proprio di Zanuso, è stata rappresentata la vita di sei dei  padri del design italiano. E degli imprenditori a loro connessi, che hanno realizzato fisicamente le loro idee: Cassina, Castelli, Gandini, Barassi, Bitossi, Sarfatti.

Personalità del passato dai quali si raccolgono quegli stimoli necessari a costruire il domani, ovvero i modelli e le applicazioni che segneranno i prossimi cinquant’anni.

Uno spettacolo costruito secondo un doppio fine: raccontare l’umanità, la normalità di architetti e progettisti che amavano profondamente il loro lavoro, ma anche far riaffiorare le radici del design made in Italy. Mani grandi si inserisce all’interno del programma speciale per celebrare i cinquant’anni del Salone.

Ai magnifici sei anche il Triennale Design Museum della capitale meneghina dedicherà la sua quarta edizione, per celebrare chi ha dato forma al sistema del design italiano.

«Un applauso, bello lungo questa volta, fatelo a loro», dice Laura Curino, autrice oltre che interprete dello spettacolo, mentre esce di scena alla fine della rappresentazione.

Subito sugli schermi, che insieme a un’impalcatura costituiscono la scenografia, appaiono le immagini dei protagonisti, mentre lavorano con i gomiti sul tavolo, fumano la pipa in salotto, scarabocchiano su pezzi di carta.

Gesti comuni, quasi familiari, che la Curino ha voluto usare come mezzo per ricordare l’importanza della creatività italiana, un’identità per tutto il popolo del belpaese. Di ognuno di loro l’attrice ha messo in luce la caratteristica che li distingueva.

Viganò, affascinante e sarcastico, non prendeva nemmeno appunti, ricordava tutto a memoria. Castiglioni, insieme ai fratelli, raccoglieva oggetti dovunque andasse e li portava a casa per studiarli.

Zanuso guardava sempre al futuro, al progresso, alla tecnologia. Tutti, un po’ sbadati, un po’ geniali, credevano nella semplicità che è nascosta nelle cose. E di lavoro facevano proprio questo: creavano oggetti facili da usare, utili e durevoli.

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